L'Eterna Fiamma della Grande Avventura

La Dakar Classic non è semplicemente una gara; è una capsula del tempo che ci riporta alle origini più pure della competizione off-road, quando si chiamava ancora Parigi-Dakar. È un'ode ai pionieri, un santuario meccanico dove i veicoli che hanno scritto la storia del deserto — quelli degli anni d'oro, tra il 1980 e il 2000 — tornano a ruggire. A differenza della Dakar moderna, qui non si cerca la velocità assoluta, ma la precisione e la regolarità.

Qual è l'essenza di questa sfida? La Classic si basa su prove di regolarità (RT) e settori di navigazione intensi. L'obiettivo non è arrivare primi, ma mantenere una media oraria stabilita su percorsi cronometrati, affrontando dune, fesh-fesh e terreni accidentati con la stessa cartografia e la stessa tecnologia dell'epoca. Non c'è GPS a dettare la strada, ma il vecchio, caro Roadbook e la capacità del navigatore di leggere il terreno e interpretare le note, proprio come facevano i miti del passato.

Per me, partecipare alla Dakar Classic è un privilegio assoluto. È l'opportunità di vivere il vero spirito del fondatore, Thierry Sabine, onorando un'eredità di coraggio e resistenza. Guidare un mezzo storico è una sfida aggiuntiva, un dialogo costante tra l'uomo e la macchina, dove l'affidabilità del mezzo d'epoca è messa a dura prova. È un'esperienza che unisce l'adrenalina della gara alla profonda emozione di mantenere viva una leggenda, creando un ponte tangibile tra il mio sogno di oggi e l'epica immortale della Dakar.

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Auto e mezzi speciali che danno emozioni